“Non succede, ma se succede…” e alla fine è successo! Dagli U.S.A. è arrivata, meno di un’ora fa, la scossa che gli intenditori di diritto massonico internazionale attendevano da anni. Il Direttore di Giornalia Andrea Pirastu: “Avevamo segnalato le tante incongruenze del riconoscimento inglese alla Confederazione delle Gran Logge Americane, il loro Segretario ci aveva fatto capire che la questione, per loro, era molto seria. Adesso è facile prevedere l’effetto valanga”
Meno d’un ora fa la Grand Lodge of Alaska si è pronunciata in modo ufficiale: il Grande Oriente d’Italia ha mentito alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Il motivo? Molto semplice: il G.O.I. è stato riconosciuto dalla U.G.L.E. sulla base di una dichiarazione molto precisa e vincolante: quella di condividere amministrativamente il territorio italiano con la Gran Loggia Regolare di Fabio Venzi.

Peccato che il Gran Maestro Stefano Bisi ha recentemente dichiarato l’esatto contrario alla Confederazione delle Gran Logge Americane, e cioè di non condividere il territorio italiano con nessun altro soggetto massonico nazionale.
Questo comportamento, tollerato in Europa, dove ormai si è abituati ad accettare qualsiasi violazione del diritto massonico internazionale e anche degli Antichi Doveri, non è passato indenne al severo vaglio statunitense; in questo modo la paraculata architettata da Stefano Bisi e dal Gran Cancelliere della U.G.L.E. Paul Engeham non solo è stata smascherata, ma anche severamente punita. Senza possibilità di appello.

I termini della questione
Come fu evidenziato da Giornalia tempo fa, l’inghippo sta tutto nel tenore letterale dell’art. 2 della Costituzione del Grande Oriente d’Italia che, in tema di rapporti con le altre Potenze massoniche nazionali, è inequivocabile: «Il GOI (…) rappresenta la sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano e nei confronti delle Comunioni massoniche estere». Questo assunto comporta un corollario a sua volta indubitabile: l’autodeterminazione costituzionale del GOI colloca l’Obbedienza in un alveo di esclusività territoriale sul suolo italiano.
Ne consegue che l’attuale impianto strutturale e valoriale della Costituzione del Grande Oriente d’Italia non consente allo stesso di riconoscere Potenze massoniche concorrenti sul piano nazionale, e non consentirebbe neppure l’annullamento di tale principio per una supposta “proprietà transattiva”: cioè per mezzo di riconoscimenti incrociati di un’altra “fonte legittima”, che nel caso di specie sarebbe la UGLE (la potentissima Gran Loggia Unita d’Inghilterra).
Ma non solo. Sempre l’art. 2 della Costituzione del GOI più avanti afferma che il principio di esclusività territoriale opera “reciprocamente” nel campo dei rapporti internazionali, nel senso che per le Obbedienze estere il Grande Oriente d’Italia deve essere ritenuto la sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano. Con l’evidente conseguenza, anche qua, che nel caso in cui l’Obbedienza estera non ottemperi tale principio il GOI non può intrattenere con essa alcun rapporto, né tantomeno cedere a reciproco riconoscimento.
Cosa è successo a inizio 2023?
Dai documenti ufficiali formati dalla UGLE a inizio 2023, cioè quello datato 20 febbraio e quello rubricato 8 marzo (nel loro combinato disposto), emerge tuttavia un quadro che mal si concilia con il portato normativo evidenziato in precedenza. Ciò perché, da un lato, la UGLE ha ripristinato il riconoscimento al GOI (che era stato ritirato nel 1993, in concomitanza con l'”Inchiesta Cordova”) in aggiunta – e non in sostituzione – di quello già operante in Italia per la Gran Loggia Regolare, dall’altro lato perché gli inglesi hanno imposto, motu proprio, la pesante condizione che tale riconoscimento sia subordinato al “consenso di tutte le Gran Logge riconosciute presenti”.
In esso è acclarato, formalmente, l’effetto verificatosi quasi otto anni più tardi, cioè l’inoppugnabile circostanza che dal giorno 8 marzo 2023, in Italia, per la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, operano due Obbedienze massoniche, entrambe riconosciute come tali: il Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia Regolare d’italia.
Dove sta il problema?
Il problema consiste nel fatto, altrettanto veritiero e incontrastato, che l’imposta “coabitazione” di GOI e GLRI è stata decretata (quasi che la UGLE sia sovrana nei rapporti con le due Obbedienze italiane) senza la consultazione dei Maestri Venerabili e dei “fratelli” affiliati tanto dell’una quanto dell’altra Potenza massonica nazionale, ma soltanto attraverso decisioni apicali delle rispettive Giunte e Gran Maestri.
Con il risultato che dall’8 marzo 2023 il territorio italiano è di fatto divenuto un “condominio”, in violazione, almeno per quanto riguarda il Grande Oriente d’Italia, del portato dell’art. 2 della propria Costituzione. In aperto contrasto con il principio di sovranità e di esclusività territoriale.
La Gran Loggia, questa sconosciuta…
Ogni considerazione riportata riguarda, peraltro, il mero dato normativo, nulla osta evidentemente a che esso possa essere riformato dall’organo assembleare titolare del relativo potere di intervento. Nel GOI questo organo è la Gran Loggia, che doveva essere informata, all’epoca dei fatti, dalla Giunta presieduta dal Gran Maestro Stefano Bisi, mentre invece è stata completamente ignorata.
Il parere del Direttore Editoriale di Giornalia Andrea Pirastu
Giornalia aveva segnalato il problema da tempo, per lo più ignorata persino dal fronte “taroniano”, abbiamo quindi chiesto al suo Direttore Andrea Pirastu una sua valutazione sull’importante fatto di oggi: “Avevamo segnalato, come Giornalia, le tante incongruenze del nuovo riconoscimento inglese al G.O.I., e avevamo interloquito con Glen A. Cook, Segretario della Commissione della Conferenza dei Gran Maestri del Nord America. Per gli americani la questione era molto seria, ed ebbi la netta sensazione di un palese imbarazzo nel dover ammettere l’errore del Gran Cancelliere Paul Engeham. Adesso la Grand Lodge of Alaska ha certificato quello che era sotto gli occhi di tutti, da tempo, soltanto a volerlo vedere. Immagino ora un effetto valanga tra le Gran Logge americane, anche perché, se conosco bene il Gran Maestro Fabio Venzi, con questo documento per le mani non starà di certo a guardare…“
Il prossimo disconoscimento inglese.
Un’altra bruttissima tegola sulla testa di Stefano Bisi, o meglio: una palla di neve artica in piena faccia, che fa il paio con il prossimo disconoscimento in preparazione da parte della U.G.L.E. e quello ufficioso svelato a proposito della Gran Loggia Svizzera ALPINA.

La motivazione della slealtà nei rapporti massonici internazionali, per il Grande Oriente d’Italia, si aggiunge ora alla acclarata disobbedienza al Magistrato Civile, cioè alla giudice Flora Mazzaro della XVIa Sezione Civile del Tribunale di Roma, sul piano domestico.
Un accavallamento di intemperanze, di maleducazioni e di violazioni dell’etica massonica che segna profondamente il declino dell'”era Bisi” e affonda sempre più pesantemente il Grande Oriente d’Italia.
Fabio Venzi
Per il Gran Maestro della G.L.R.I. Fabio Venzi, invece, un risultato importantissimo, perché scardina per la prima volta il veto del G.O.I. alle Gran Logge americane di riconoscere la Gran Loggia Regolare d’Italia, fuori dallo stato precedente alla recente querelle.
Ma anche un ulteriore elemento da portare all’attenzione della U.G.L.E. quando sarà chiamato a Londra per riferire del baratro massonico italiano, ingenerato da una dirigenza giustinianea che non si è dimostrata all’altezza del suo compito.
La pesante crisi del G.O.I., e la sua recente uscita dalla regolarità dei landmarks, infatti, non fa affatto bene all’immagine della Massoneria italiana, e se Londra dovesse decidere quello che sembra oggi l’inevitabile, la G.L.R.I di Fabio Venzi resterà l’unica Obbedienza italiana riconosciuta dall’Inghilterra.