Con un blitz senza precedenti su Telegram, il Torquemada della Massoneria italiana interviene nel dibattito nazionale sulla trasformazione etica e legalitaria del futuro Gran Maestro del GOI, e svela: «Per fortuna non è cambiato, ma la vostra narrazione gli mostra l’eroe che è veramente»
Egregi,
non so se chiamarvi fratelli, non me la sento. Un fratello lo guardo negli occhi, di voi non so io e in generale non sappiamo nulla.
Per la verità una cosa la so, so che siete stati a suo tempo il coltello affilato di una parte controiniziatica che ha gettato discredito sul Grande Oriente d’Italia, e che oggi vi dichiarate pentiti, e dite di essere rinsaviti.
Parlate di credibilità della nostra istituzione, cosa in cui io ho sempre creduto, e da molti mesi parlate del fratello Antonio Seminario.

Non sta a me parlar bene del fratello prossimo Gran Maestro del GOI, Antonio ha caratteristiche umane e massoniche che lo fanno apprezzare da chi lo conosce, come un vero iniziato. Uomo di garbo e cultura, doti assenti da coloro che lo criticano per partito preso e ingiustamente.
Mi dicono così, perché io non ho telegram e non sono iscritto al vostro canale, che è in questione se Antonio si sia trasformato, così dite voi, o sia rimasto sempre lo stesso.
Per me che lo conosco molto bene la questione mi pare balzana, il motivo è che Antonio è sempre lo stesso, per fortuna, anche se innegabilmente gli avvenimenti di quest’ultimo anno lo hanno fatto soffrire. Molto ingiustamente aggiungo.
Mi dicono anche che siete esperti di filosofia, io non sono molto ferrato in questa materia pur avendo fatto le mie letture. Una di queste è stato un saggio di Hannah Arendt, molti anni fa, che si intitola ‘Vita Activa’, in cui lei discute il paradosso di Ulisse.
E’ questo: Ulisse si trova un giorno alla corte dei Feaci, quando un aedo (gli aedi erano cantori ciechi, lo puntualizzo per chi non lo sapesse) inizia a narrare le vicende della guerra di Troia, e Ulisse, pur conoscendo la storia di cui è stato uno dei più grandi protagonisti, si commuove.
Ecco vedete, a noi sardi queste cose ci fanno riflettere, e secondo me oggi Antonio Seminario è un poco come l’Ulisse di Hannah Arendt, l’Ulisse che si commuove al racconto dell’aedo.
L’uomo che si commuove è lo stesso Ulisse che ha partecipato alle battaglie sotto le mura di Troia? È lo stesso uomo dell’inganno del Cavallo?
Antonio Seminario è oggi lo stesso uomo che ha preso parte alle vicende controverse delle scorse elezioni, o in qualche modo la narrazione mutevole di ciò che è stato e che di lui state dando ne ha mutato, come dire, l’essenza interiore?
La Arendt riflette in quell’opera sulla potenza della narrazione altrui, e sembra dirci che è possibile conoscere se stessi non solo attraverso le proprie azioni. E io sono convinto di questo, che si può conoscere se stessi anche attraverso il modo in cui gli altri ci conoscono e valutano la nostra storia. Una storia che diventa un’identità diversa nel mondo.
C’è questo parallelismo tra la storia di Ulisse e quella di Antonio, che la loro storia non è soltanto il risultato delle loro azioni, ma prende altra forma e significato nella narrazione proposta.
Forse nella vostra narrazione la storia del nostro futuro Gran Maestro guadagnerà un significato più compiuto. Così che nella vostra narrazione, e nella costruzione della narrazione stessa, si potrà individuare quell’intento che le mere vicende storiche a volte dissimulano e nascondono.
Come se nel tanto daffare che vi state dando Antonio Seminario conoscesse per la prima volta e interamente la sua storia: ed è la storia di un eroe! Una bella storia per il GOI e per tutti noi.
Questa cosa mi ricorda l’Edipo re di Sofocle, in cui il protagonista scopre la propria identità attraverso la rivelazione di un oracolo. La vostra narrazione di questa ‘trasformazione’, che non è una vera e propria trasformazione ma semplicemente una narrazione, è quell’oracolo.
Concludo affermando che l’identità di una qualsiasi persona non è data solamente dalle sue azioni concrete, ma dalla narrazione che le collega, che le sfuma in un disegno complessivo che le rende comprensibili.
Le azioni sono nel passato (e a volte nel futuro), e il loro significato emerge quando vengono raccontate, ovvero quando vengono estese e indirizzate al centro del loro senso più profondo.
Per questo il riconoscimento che voi date al fratello prossimo Gran Maestro è fondamentale per la sua autocoscienza, e il vostro racconto funziona come uno specchio che mostra a lui chi è veramente.
In Antonio come in Ulisse le gesta sono la ricezione del loro riconoscimento nel mondo. Questo accoglimento è la loro storia.
Fr. Michele Pietrangeli
Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia