Con una Lettera aperta che parla il linguaggio della filosofia e del mito Notizie massoniche italiane pone in mora l’ex Grande Oratore del G.O.I. ad intervenire presso “Libero Muratore Channel”: “«Seminario non può cambiare! Perché egli è, e resterà per sempre, “il picciotto di Don Ugo”» è una dichiarazione tremenda, soprattutto perché fornita con i toni cruenti dell’incontrovertibile e dell’apodittico.”
Carissimo Claudio,
per mezzo di questa Lettera ci rivolgiamo a Te, come studioso e iniziato, per coinvolgere il tuo ingegno nei risvolti di un “affaire” che sta facendo dibattere, da molte settimane, la Massoneria italiana: la svolta etica e legalitaria del prossimo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Antonio Seminario.

Noi, come sai, la sosteniamo, altri la negano aspramente, e tra questi il capofila è il Canale Telegram “Libero Muratore Channel”, a te vicino per comunanza di finalità e ispirazione.
È proprio la radicalità dei ragionamenti posti a supporto della propria tesi da parte di “Libero Muratore Channel” che ci spinge adesso a formulare, nei tuoi confronti, il nostro pensiero e a chiedertene conforto. Lo faremo portando la questione su un terreno a Te congeniale, poiché il nostro intento è comprendere, non certo – tout-cort – contestare.
Iniziamo con il dire che Antonio Seminario è stato oggetto, in questi mesi, di una vera e propria mitopoiesi. Gli sono stati attribuiti, infatti, tutti i caratteri dell’“eroe”, se non proprio del profeta. D’altronde, egli è uscito (pubblicamente) prima con un documento dal titolo: “Prolegomeni per una palingenesi etica della Massoneria italiana”, in cui ha dichiarato la natura “testimoniale” della morale, così sottraendola ai “cieli” per riportarla interamente alle difficoltà e alle contraddizioni della “terra”, poi, con un altro documento dalla natura giuridico-regolamentare, ha reinterpretato l’art. 187 delle Costituzioni G.O.I. nel senso di un “garantismo relativo”, tale da permettere l’espulsione dall’Ordine dei Fratelli condannati per mafia, ‘ndrangheta e criminalità organizzata, contro l’esegesi finora operata nel senso di un garantismo assoluto o “trascendentale”.
A questa ricostruzione si è fermamente opposto “Libero Muratore Channel”, con una sconcertante dichiarazione di principio, soprattutto in ambito iniziatico: «Seminario non può cambiare! Perché egli è, e resterà per sempre, “il picciotto di Don Ugo”!». Una dichiarazione tremenda, soprattutto perché resa con i toni cruenti dell’incontrovertibile e dell’apodittico.
Ma non solo… e qua veniamo forse al tasto più dolente. Sostiene ancora “Libero Muratore Channel”: «Antonio Seminario non può cambiare, elevandosi a quelle tematiche che dovrebbero essere congeniali alla figura di un Gran Maestro massone, poiché egli è un “semplice benzinaio”!».
Caro Claudio… qua davvero ci rivolgiamo a Te come al filosofo di scienze sociali…
In un antico mistero popolare del Medioevo – rielaborato nei primi anni del Novecento dallo scrittore e poeta austriaco Hugo von Hofmannsthal – il protagonista porta il nome significativo di Jedermann, Ognuno: ossia ciascun uomo. Questo perché In ogni uomo, a prescindere dal suo status, sono presenti e agiscono le medesime debolezze, le medesime fragilità, le medesime insicurezze, ma anche sono la medesima forza, la medesima determinazione e lo stesso coraggio.
Nel tuo saggio, di qualche anno fa, “La filosofia del Signore degli Anelli”, individui in Frodo questo eroe, che è appunto in ognuno di noi.

Un eroe che non è tale per “grazia divina”, ma perché parte da se stesso per diventare se stesso, recuperando in sé il tema della regalità, che oggi appartiene – purtroppo – soltanto ad un linguaggio del sottosuolo, essendo la nostra epoca quella del tramonto dell’“epica”.
O meglio: un’epica esisterebbe pure oggi… ma è l’epica del Novecento, dominata dalla figura dell’antieroe, cioè dell’uomo volubile, calcolatore, individualista; oppure, come nel Sancho Panza del “Don Chisciotte” di Cervantes, dell’uomo pratico e “ben piantato”, che si contrappone al mondo ideale e cavalleresco del suo Signore. Un’epica triste, insomma.
Non così nel romanzo di Tolkien, e non così per la storia che siamo raccontando, da parte nostra con molta enfasi, di Antonio Seminario.
Così, tanto in Frodo quanto in Seminario la sostanza storica si materializza – a livello simbolico – nell’immagine archetipica dell’eroe che incontra e si incarna, sulla terra, nei comuni mortali: gli “Ognuno” di ogni epoca, luogo ed età. Frodo è un “gentiluomo”, un proprietario terriero, mentre Seminario è un imprenditore nel settore della commercializzazione dei raffinati petroliferi.
In questi “Ognuno” l’immagine archetipica dell’eroe è assunta come un modello di comportamento, riproponendo il difficile percorso che deve ancora compiersi (nel caso di Frodo) e che si è già compiuto (nel caso di Seminario) per la conquista della meta agognata. In entrambi è esplorato quel simbolico tesoro nascosto che, secondo Jung, altro non è che il mistero della personalità totale, in cui coscienza e inconscio si compongono armonicamente, e che rappresenta l’epilogo di quel processo trasformativo che deve coinvolgere ciascuno di noi – soprattutto noi iniziati! – nel corso di tutta la nostra esistenza: pena la nostra limitatezza ontologica.
Per Frodo saranno le mille peripezie legate alla figura dell’Anello, di cui egli è il “portatore”, per Antonio Seminario le pene già patite sulla strada della Gran Maestranza, cui “da sempre” è destinato.
Frodo e Seminario non negano la loro ombra. Frodo più volte nel corso del racconto indossa l’Anello, diventando così visibile a Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor, mentre Seminario non rinnega il suo passato negazionista, immobiliarista e sordo alle istanze più luminose della Tradizione libero muratoria, ma entrambi integrano questo lato complesso nella loro personalità. L’annullano infine in una sintesi più alta: quella che fa di un uomo un essere totale.
Per Frodo sarà il momento in cui l’anello si scioglie nella lava del Monte Fato, per Seminario sono stati i “talloncini” e la revoca giudiziaria della Prima Gran Maestranza. Due morti simmetriche che segnano la rinascita eroica dell’uomo nuovo che si realizza pienamente: come una sorta di nuovo battesimo. Esattamente come dovrebbe avvenire per ogni uomo che intende intraprendere quel processo di trasformazione che Jung definisce di “individuazione”. Ossia: «un decorso spontaneo, naturale e autonomo, potenzialmente presente in ogni individuo, anche se questi generalmente non ne è conscio». Continua Jung: «Esso costituisce, quale “processo di maturazione o evolutivo”, se non è ostacolato, inibito o nascosto da particolari disturbi, il parallelo psichico del processo di crescita e di invecchiamento del corpo […]. Esso […] rispettando accuratamente l’integrità e la guida della coscienza […] conduce fino a quel centro che è la sorgente e la ragione ultima del nostro essere psichico; al nucleo interiore, al Sé».
Il Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia Fabio Venzi, nella sua esegesi esoterica della libera muratoria, ha individuato nel Catechismo del 1730 “Masonry Dissected” di Samuel Princhard il primo momento nel quale appare, con l’innovazione e l’introduzione del 3° Grado, la fondamentale Leggenda Hiramitica come rappresentazione dell’ars moriendi, in questo modo creando quella saldatura che oggi appare come “necessaria” alle antiche società misteriche.
In questa morte iniziatica, frutto delle ripetute prove e del loro superamento, sta appunto la superiore sintesi o coniunctio oppositorum in cui si fondono insieme il maschile e il femminile, il paterno e il materno, il terreno e il celeste (ma potremmo tranquillamente dire anche l’immobiliare e l’etico, la convenienza e la legalità, il distacco e la testimonianza) in una immagine di compiuta interezza, tale da far assurgere chi l’ha portata a compimento a simbolo stesso del divino.
Nella tradizione occidentale colui che porta la propria “navicella” (come direbbe Platone) su queste acque è il Cristo stesso, il Dio-uomo e l’Uomo-dio: l’eroe, per eccellenza. E proprio il Cristo è stato da noi recentemente accostato ad Antonio Seminario, come nel romanzo di Tolkien è l’”Überhobbit” Frodo.
“Libero Muratore Channel”, nel suo universo semplificato, non concepisce che per arrivare alla meta occorre aver conosciuto la contraddizione. Per la loro gretta conoscenza massonica il “Nodo d’amore” è semplicemente un ricamo che contorna il Tempio, mentre per noi è propriamente quel nastro di Möbius che ci ricorda il capovolgimento come atto necessario alla comprensione. E la comprensione non è mai frutto di mera volontà ma di una esperienza!
Negare al “piccolo” Frodo o al “benzinaio” Seminario la possibilità dell’esperienza e della trasformazione non fa onore alla Massoneria come società iniziatica, e non fa onore a “Libero Muratore Channel” come Canale Telegram che si propone di veicolare messaggi latomistici.
Per questo, caro Claudio, chiediamo a Te di intervenire presso i tuoi amici brianzoli: siano le tue parole – non le nostre – a riportare sulla Via della Tradizione chi per acceso rancore ed invidia quella Via ha perduto.
Noi, da par nostro, continueremo a rivolgere ad Antonio Seminario – parafrasando – le parole che, sul finire de “Lo Hobbit”, il valoroso nano Thorin Scudodiquercia, mortalmente ferito nella Battaglia dei Cinque Eserciti, rivolge all’amico hobbit Bilbo, che si dispera e si incolpa di non averlo saputo difendere a causa della sua piccolezza e della sua natura non certo guerriera:
«No Antonio, c’è in te più di quanto tu stesso non sappia, oh Figlio del Meridione cortese!».
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